L’alba del 30 dicembre 2006 resterà nei libri di storia. Alle 4 del mattino ora di Baghdad viene giustiziato l’ex dittatore iracheno Saddam Hussein. Finisce così la controversa parabola del leader baathista, per lungo tempo sostenuto dall’Occidente.
Saddam Hussein nasce nel 1937 in un villaggio nei pressi di Tikrit, nel nord dell’Iraq. E’ orfano di padre. Nel 1956 aderisce al Baath, partito clandestino e va in carcere. Il Baath arriverà poi al potere con un golpe. Nel 1979 Saddam sale al potere. I suoi oppositori vengono giustiziati. Nel 1980 l’Iraq attacca l’Iran. la guerra durerà 8 anni. Oltre un milione i morti. 1987: il Rais lancia una campagna di sterminio contro i curdi. 180mila vittime. Nel 1990 l’Iraq invade il Kuwait: scoppia la prima guerra del Golfo. Gli iracheni sono sconfitti. 1995: per proteggere i curdi dalla aviazione irachena gli Usa impongono due zone interdette al volo. Nel 2003 una coalizione guidata dagli Usa attacca l’Iraq, accusata di possedere armi di distruzione di massa. Il regime di Saddam cade. Con le truppe americane alle porte di Baghdad il dittatore fugge. Viene catturato in dicembre. Nel 2005 inizia il processo per crimini contro l’umanità. Il verdetto è la condanna a morte.
Il resto è storia di ieri.
Sono ormai le undici e trenta del mattino, di quel maledetto mattino dell'11 Settembre 1973: i caccia bombardieri iniziano a bombardare il palazzo della Moneda con razzi incendiari. Le donne lasciano il palazzo: tra loro c'è la figlia del Presidente. Ma lui resta dentro, con il suo governo, con un fucile in mano e un elmetto sulla testa. Non è un atteggiamento da martire, da eroe, è la volontà di non cedere ai nemici della libertà e del popolo cileno quell'esperimento riformista che stava portando avanti con grande coraggio. Scruta il cielo denso di fumi provocati dai bombardamenti. Dirà ai suoi collaboratori verso le due del pomeriggio: «Vado a prendere la mia fascia presidenziale» e si allontana, chiedendo di essere lasciato solo per riflettere. E, mentre la polizia che proteggeva la Moneda si schiera con Mendoza, Pinochet e gli altri generali della giunta militare, si sentono due spari e il presidente viene trovato privo di vita, con una pistola in mano. Il sogno di un Cile libero e sociale finisce con lui, mentre comincia una lunga "carovana della morte", di repressione dei partiti comunisti e socialisti, di persone scomparse (i "desaparecidos"), ammassate negli stadi della capitale e delle principali città del Paese e poi torturati e uccisi, come "pericolosi marxisti".
Prima di morire Allende pronuncia, tramite i microfoni di Radio Magallanes, il suo ultimo discorso dal Palazzo della Moneda:
"Certamente Radio Magallanes sarà messa a tacere e il timbro tranquillo della mia voce non vi giungerà. Non importa. Continuerete a sentirlo. Sarà sempre accanto a voi. Almeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno, che fu leale alla lealtà dei lavoratori...
Hanno la forza, potranno soggiogarvi, ma non si arrestano i processi sociali né col delitto né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli...
Lavoratori della mia terra: ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Resistete sapendo che presto si apriranno le grandi strade da cui passerà l'uomo libero per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!"
DAL CAMPO DELL’ITALSIDER AL TETTO DEL MONDO, DALLA MAGICA NOTTE DI BERLINO AL PALLONE D’ORO, RICEVUTO LUNEDI A PARIGI DALLE MANI DI MONICA BELLUCCI. UNA VITA, QUELLA DELLO SCUGNIZZO DELLA LOGGETTA, SPESA CORRENDO DIETRO AD UN PALLONE. ALL’OMBRA DELLE CIMINIERE DI BAGNOLI COMINCIAVA
QUELLA STESSA CITTA’ ANCHE DI BASSOLINO E DELLA IERVOLINO, TRA I PRIMI A COMPLIMENTARSI CON LUI: IL GOVERNATORE HA SALUTATO IL PREMIO COME UN GIUSTO SEGUITO DELL’ INDIMENTICABILE ESPERIENZA AI MONDIALI, MENTRE IL SINDACO HA PARLATO DI CANNAVARO COME DI UN FUORICLASSE DELLO SPORT A 360 GRADI, UN NUOVO MOTIVO DI ORGOGLIO PER QUESTA CITTA’ E HA CONCLUSO: “FABIO, TI ASPETTIAMO PRESTO. E CHISSA’ALLORA SE NAPOLI NON POTRA’ DAVVERO VIVERE DI NUOVO I MOMENTI E LE EMOZIONI DI QUELLA MAGICA NOTTE DI LUGLIO IN PIAZZA DEL PLEBISCITO; ALLORA, A BRILLARE SOTTO IL CIELO AZZURRO CON CANNAVARO E FERRARA ERA
SONO TRASCORSI ORMAI 8 MESI DALLE ELEZIONI DI APRILE, EPPURE QUELLA LUNGA NOTTE D’ATTESA, FATTA DI ANNUNCI TRIONFALISTICI, SMENTITE, VOCI CHE SI RINCORREVANO E ACCUSE AL VELENO, CONTINUA A FAR PARLARE DI SE’. LA POLEMICA POLITICA E’ DIVAMPATA NUOVAMENTE DOPO IL FILM DENUNCIA DI ENRICO DEAGLIO IN CUI IL DIRETTORE DEL SETTIMANALE “DIARIO” AFFACCIA IL SOSPETTO DI BROGLI ELETTORALI IN QUELLA MARATONA NOTTURNA CHE TENNE TUTTI CON IL FIATO SOSPESO.
LA TESI: UN PROGRAMMA INFORMATICO INSERITO NELLA RETE DI TRASMISSIONE DATI DEL VIMINALE SAREBBE STATO IN GRADO DI TRASFERIRE NELLE LISTE DI FORZA ITALIA UNA PARTE DELLE SCHEDE BIANCHE, CROLLATE, NELL’OCCASIONE, IN MANIERA VERTIGINOSA RISPETTO A TUTTE LE CONSULTAZIONI ELETTORALI DEL PASSATO E PER GIUNTA IN MANIERA CURIOSAMENTE OMOGENEA IN TUTTE LE PROVINCE. FIN QUI L’INQUIETANTE SCENARIO PROSPETTATO DA DEAGLIO, CHE BEN PRESTO PERO’ LASCIA SPAZIO AL FRENETICO VALZER DI REAZIONI DA PARTE DEL MONDO POLITICO E AGLI IMMANCABILI COLPI DI SCENA GIUDIZIARI. MENTRE INFATTI IL CENTRODESTRA E L’UNIONE CHIEDEVANO, PUR PARTENDO DA POSIZIONI DIAMETRALMENTE OPPOSTE, CHE SI FACESSE CHIAREZZA SULLA REGOLARITA’ DEL VOTO DI APRILE E SI PROCEDESSE AD UN RICONTEGGIO DI TUTTE LE SCHEDE, NON SOLO QUELLE BIANCHE, I PM DELLA PROCURA DI ROMA ANNUNCIAVANO DI VOLER APRIRE UN’INCHIESTA PER CONFRONTARE I DATI SUL NUMERO DELLE SCHEDE INCRIMINATE, SALVO POI INDAGARE LO STESSO DEAGLIO PER DIFFUSIONE DI NOTIZIE FALSE, ESAGERATE E TENDENZIOSE ATTE A TURBARE L’ORDINE PUBBLICO! IMPOSSIBILE MANIPOLARE I DATI – AFFERMANO I MAGISTRATI – PERCHE’ LA PROCLAMAZIONE DEL VINCITORE AVVIENE SULLA BASE DEI VERBALI INVIATI ALLE CORTI D’APPELLO E NON SU QUELLI DEL VIMINALE
DUNQUE, DA ACCUSATORE AD ACCUSATO, DA TESTIMONE A PRIMO (E FORSE ULTIMO…) INDAGATO SUL BANCO DEGLI IMPUTATI: UN COPIONE NON CERTO NUOVO PER LA POLITICA ITALIANA E CHE HA PORTATO IL PROTAGONISTA DELLA VICENDA HA PARLARE, SENZA MEZZI TERMINI, DI UN’ACCUSA DA ANNI ’60, UNO SBARRAMENTO AL GIORNALISMO D’INCHIESTA; UN INTERROGATORIO LAMPO, QUELLO A CUI SI E’ SOTTOPOSTO DEAGLIO, ED ECCO RIBALTATO COMPLETAMENTE IL FRONTE DELL’INDAGINE ED ARCHIVIATO (O FORSE E’ PIU’ GIUSTO DIRE CENSURATO?) TUTTO IL RESTO DELL’INCHIESTA. E GIA’ PERCHE’ I DUBBI, LE PERPLESSITA’ E GLI INTERROGATIVI INEVASI C’ERANO E COME, E RIMANGONO LI’, BEN VISIBILI A TUTTI. NESSUNO INFATTI SINORA E’ RIUSCITO A SPIEGARCI NON SOLO IL PERCHE’ DI QUEL CROLLO COSI’ UNIFORME SUL TERRITORIO NAZIONALE DELLE SCHEDE BIANCHE, MA ANCHE E SOPRATTUTTO L’IMPROVVISA RIMONTA, NELLE ULTIME ORE DELLO SPOGLIO, DI FORZA ITALIA, CON UNA PARABOLA ASCENDENTE PERFETTA, QUASI DA CURVA MATEMATICA; NESSUNO HA RICORDATO CHE QUESTE ERANO LE PRIME ELEZIONI IN CUI GLI SCRUTATORI ERANO SCELTI DIRETTAMENTE DAI PARTITI, DATO QUESTO NON CERTO TRASCURABILE A VOLER PENSAR MALE… IN RISPOSTA A QUESTO, MI SI DIRA’ CHE LA MATERIA ELETTORALE, IL CUORE STESSO DELLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA ITALIANA E’ QUESTIONE TROPPO DELICATA PER NON PRESERVARLA DA SOSPETTI DI INQUINAMENTO E BROGLI SE NON IN PRESENZA DI INCONFUTABILI PROVE A CARICO. INECCEPIBILE, SACROSANTO. MA ALLORA PERCHE’ NESSUN PM GRIDO’ AL PROCURATO ALLARME, ALLA TURBATIVA DELL’ORDINE PUBBLICO QUANDO “IL BERLUSCONI FURIOSO”, ALL’INDOMANI DEI RISULTATI, TUONO’ CONTRO LA REGOLARITA’ DEL VOTO PAVENTANDO PRESUNTE NEFANDEZZE DA REGIME BULGARO DEL CENTROSINISTRA SENZA UNO STRACCIO DI PROVA? PERCHE’ SE QUESTE ACCUSE PIOVONO DA DEAGLIO SI RICORRE AL CODICE DI PROCEDURA PENALE E SE INVECE A LANCIARLE E’ IL CAVALIERE NESSUN MAGISTRATO BATTE CIGLIO? ……CON BUONA PACE DELLE “TOGHE ROSSE” E DELLA MAGISTRATURA MILITANTE!!
RIFLETTETE, GENTE, RIFLETTETE….
39 anni dopo, di nuovo piazza mercato, la basilica del carmine, di nuovo un bagno di folla. Da Totò a Mario Merola, da un’ icona all’altra di Napoli, c’è tutta la sofferenza e insieme l’orgoglio di un popolo, della sua storia. La Napoli più autentica, quella verace, sanguigna era tutta lì stamattina per salutarlo un’ultima volta. La città piange il suo re, ma lo fa con grande compostezza e grande rispetto. Questa è la Napoli che lui amava, che noi tutti amiamo, una Napoli che è viva, una città ritrovata e non più perduta, come qualcuno ha troppo presto sentenziato. Ad omaggiarlo amici, tantissimi artisti, le istituzioni ma soprattutto quella Napoli che cammina sotto al muro, che attraverso le sue canzoni parlava, aveva finalmente voce, quella Napoli, come ha detto ieri Nino D’Angelo in un commuovente ricordo, nata per perdere ma che con Merola scopre anche il sapore della vittoria e la strada per imporsi. Merola lascia un vuoto incolmabile, un vuoto artistico, ma prima ancora umano, perché Merola era un grande a 360 gradi. Difficile, se non impossibile, che qualcuno possa raccogliere la sua eredità , un testimone cosi pesante. Espressione autentica di quella cultura popolare che troppo spesso ha fatto storcere il naso a sedicenti perbenisti e intellettuali e che meriterebbe invece, almeno oggi, la sua piena riabilitazione, semmai ce ne fosse bisogno. Se ne va un altro pezzo della storia di Napoli e se ne va in uno dei momenti più bui per la città, incalzata da quella criminalità che tante volte proprio Merola aveva descritto con grande realismo nei suoi film, nelle sue sceneggiate, nelle sue canzoni ma che alla fine soccombeva sempre di fronte alla legge degli ideali e dei valori più profondi. Il guappo buono, paladino di una giustizia “fai da te” ma in fondo ricca di morale, non ha retto di fronte a tanta violenza e tanto sangue, il suo cuore è stato ferito a morte; ecco perché, se vogliamo che mario Merola non sia morto invano, ripartiamo da oggi, da questa grande interpretazione del popolo napoletano, un interpretazione certamente degna del suo maestro.
E TUTTO FINI’ A TARALLUCCI E VINO: LO SCANDALO DI CALCIOPOLI CHE CINQUE MESI FA SEMBRAVA DOVESSE SQUARCIARE L’UNIVERSO PALLONARO ITALIANO SI CHIUDE INVECE ALL’INSEGNA DEL SOLITO “VOLEMOSENE BENE” TIPICO DEL NOSTRO PAESE. UN COLPO DI SPUGNA SU TUTTI O QUASI : ALTRI 8 PUNTI SCONTATI A JUVE E LAZIO, 4 ALLA FIORENTINA E NESSUNO AL MILAN. QUESTO IL VERDETTO DEGLI ARBITRATI DEL CONI, CHE STEMPERANO TREMENDAMENTE LE BATOSTE INFLITTE NEI GIUDIZI DI 1° GRADO A LUGLIO E MORTIFICANO L’ENORME MOLE DI LAVORO SVOLTA DAL CAPO UFFICIO INDAGINI DELLA FIGC, FRANCESCO SAVERIO BORRELLI. DELUSI TUTTI COLORO CHE PENSAVANO FINALMENTE A UNA SVOLTA VERA, A UNA PULIZIA RADICALE. CUPOLA CALCISTICA, SISTEMA MOGGI, SEQUESTRI DI PERSONA, MACCHE’, TUTTO SI E’ DISSOLTO ANCORA UNA VOLTA IN UNA GIGANTESCA BOLLA DI SAPONE. CAMBIANO LE FACCE, SALTANO LE POTRONE MA IL PESO POLITICO E IL BLASONE DI UN NOME COME JUVENTUS NON MUOIONO MAI: E’ BASTATO INSCENARE UN NUOVO CORSO, UNA BELLA OPERAZIONE SIMPATIA, RIFONDARE ALMENO IN APPARENZA L’ORGANIGRAMMA SOCIETARIO ED ECCO CHE DALLA SERIE C I BIANCONERI SI RITROVANO PRATICAMENTE DI NUOVO AD UN PASSO DALLA SERIE A. E’ QUESTO, ALLORA, IL VERO SCANDALO DI CALCIOPOLI, L’AVER MESSO TUTTO A TACERE PER L’ENNESIMA VOLTA, AVER CEDUTO AI RICATTI DEI RICORSI AL TAR, COME IN PASSATO A QUELLI SUI DIRITTI TELEVISIVI, AVER DATO ANCORA UNA VOLTA UN SEGNALE DI DEBOLEZZA, DI COME SIA DAVVERO IMPOSSIBILE SEGNARE UNA LINEA DI CONFINE E RIPARTIRE DA ZERO.
Sono ancora vivi, nelle coscienze dei napoletani, lo sdegno e il dolore per il barbaro assassinio di un edicolante del quartiere Vomero avvenuto la settimana scorsa a seguito di un tentativo di rapina. E’ solo l’ultimo episodio, in ordine di tempo, della nuova escalation di criminalità che ha investito il capoluogo partenopeo; questa volta, però, cittadini e larga parte dell’opinione pubblica non hanno difficoltà nell’individuarne i colpevoli, anzi, il colpevole: indice puntato contro il Ministro di Grazia e Giustizia Mastella, fervido sostenitore dell’indulto, il provvedimento di clemenza approvato dal Parlamento solo poche settimane or sono e che ha provocato un’ondata di scarcerazioni in tutta la penisola. Sulla saracinesca dell’edicola dove Salvatore Buglione, l’ennesima vittima innocente che Napoli si ritrova a piangere, ha perso la vita, i messaggi che la gente lascia danno inequivocabilmente il polso di un’intera città ormai esasperata, portata al collasso da una delinquenza sempre più arrogante ed efferata; qualcuno chiede finalmente pene esemplari, qualcun altro però non ha dubbi: “Dobbiamo ringraziare il Ministro della Morte, alias Clemente Mastella – dicono – a buon rendere, assassino!”. Ma le perplessità sull’effettiva opportunità di emanare un provvedimento come l’indulto non appartengono soltanto alla gente comune; intervenendo ai funerali dell’edicolante, il sindaco Iervolino, nel rispondere ai giornalisti, è stata tanto laconica quanto esplicita: “L’indulto? Chiedete a Mastella… La legge non l’ho fatta certo io”. Una dichiarazione che, semmai ce ne fosse stato bisogno, ripropone il problema della troppa distanza che ancora separa le tante anime dell’Unione sulle grandi questioni politiche e sociali da risolvere nel nostro paese. Si è alzata anche la voce della magistratura su questa querelle “indulto si – indulto no”, affidata alle parole del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, che, a margine di un convegno sulla sicurezza a Napoli e in tutto il Mezzogiorno d’Italia, ha tuonato: “Sembra di giocare a guardie e ladri. Noi arrestiamo i criminali, se poi c’è una volontà politica di metterli fuori, beh, allora questo è tutt’altro discorso..”. E mentre ci logoriamo nel capire se davvero esista questa equazione indulto uguale nuovi crimini, una triste certezza si fortifica: Napoli ha perso un’altra persona perbene, dopo Silvia Ruotolo, dopo Gigi e Paolo.
Quante ancora in futuro, perché finalmente cambi qualcosa in questa città?
Alla festa nazionale dell’Udeur, in corso di svolgimento alle Terme di Telese, a tenere banco non sono solo la missione italiana in Libano o l’ipotesi di varare leggi speciali per la rinascita della città di Napoli; si è discusso anche di bipolarismo in un forum alla presenza del Ministro degli Interni Giuliano Amato, del Segretario Nazionale dei Ds Piero Fassino, di Ciriaco De Mita, dell’ex Segretario Nazionale dell’Udc, Marco Follini e di Mauro Fabris, capogruppo alla Camera dei Popolari – Udeur. Tutti hanno espresso grandi perplessità sull’attuale sistema bipolare in Italia. Amato, nell’aprire il dibattito, si è detto scettico sull’ipotesi di una grande coalizione sul modello di quella tedesca, auspicando piuttosto un processo di unificazione tra popolarismo socialista e popolarismo cattolico. Rilancia De Mita: “Il bipolarismo in Italia è fallito perché non si è mai cercata una dialettica sulle grandi questioni ma piuttosto si è guardato sempre e solo ai numeri e alle quantità negli schieramenti” e poi aggiunge: “ Il bipolarismo non è la contrapposizione di blocchi, bensì la scelta di affrontare un problema condiviso con soluzioni alternative”. Ancora più caustico Fassino: “Non si può prescindere da programmi e contenuti – esordisce il leader dei Ds – ecco perché la larga coalizione in Italia non esiste, è solo un “gossip politico”; “E’ ipotizzabile – aggiunge – domandando retoricamente alla platea, che noi si faccia una larga coalizione con un governo rappresentato da Visco e Tremonti insieme, da Mastella e Castelli insieme, da Gasparri e Gentiloni sotto braccio?”; e ancora rilanciando l’idea del grande partito democratico, spiega: “ In Italia il bipolarismo è fragile perché, né nel centrosinistra né nel centrodestra, abbiamo ancora realizzato le condizioni affinchè, come accade negli altri paesi europei, quel bipolarismo pluripartitico sia caratterizzato dal fatto che ciascuna delle due alleanze è guidata da una forza principale grande”. Chiusura con il botto affidata a Marco Follini: l’ex segretario Udc si conquista l’ovazione della platea del Campanile, prima ironizzando sul suo improbabile ruolo di alfiere del centrodestra qui a Telese e poi catechizzando il suo partito, quando dice: “Credo che l’Udc debba dichiarare chiusa l’esperienza nella Casa delle Libertà. Nell’opposizione è ora che si apra un confronto, anche duro ed aspro, ma io, una guerra con le spade di cartone e le pistole ad acqua, non sono disposta a giocarla.”
In un intervista a 360 gradi rilasciata al Corriere della Sera il presidente del Napoli Aurelio De Laurentis mescola gli ingredienti della sua vita da imprenditore di successo, calcio e cinema, nella sua visione indissolubilmente legati. “L’azienda calcio va svecchiata – esordisce il patron azzurro – reinventata come un’azienda cinematografica, appunto. Siamo i campioni del mondo e non sfruttiamo adeguatamente il trionfo di Berlino. Dovremmo usarlo come un viatico per fare marketing. I nostri calciatori sono tutti attori, non hanno paura delle telecamere. Luca Toni, ad esempio, è un “belloccio comunicarolo” che potrebbe tranquillamente recitare con Christian De Sica; e che dire poi di Rino Gattuso: con quella faccia da duro non sfigurerebbe affatto in un western di Sergio Leone!”. Per il suo Napoli De Laurentis ha progettato di vincere con il bel gioco, in una serie B quest’anno difficilissima con Genoa, Bologna e juventus accreditate almeno quanto noi – dice – alla promozione nella massima serie. Poi lancia una provocazione, destinata ad accendere discussioni tra i tifosi azzurri: “Basta con il simbolo del ciuccio! Io farei disegnare dai miei scenografi un animale a 2 teste: un asinello alla Jacovitti, per non prendersi troppo sul serio, in perfetto stile partenopeo e un nobile e bellissimo purosangue come il cavallino della Ferrari. E ancora aggiunge: “Ho amato molto il Napoli di Maradona, ma la mia filosofia di rinnovamento mi impone la scelta di un gruppo e non di un solista e riprendendo il parallelo con il mondo del cinema, spiega: “se nelle produzioni con tanti attori importanti nascono invidie e gelosie, figuriamoci in uno spogliatoio!”. Chiusura ironica con l’ennesima stoccata al palazzo del Calcio: “Invece che alla Figc – conclude – dovremmo appartenere alla Confindustria: siamo l’industria sportiva che fattura di più”. Insomma, il Napoli tutto show e business di De Laurentis è pronto: ai giocatori ora il compito di trasformarlo in una pellicola vincente.